Segantini e il paesaggio divisionista: natura, memoria e simbolo. Ad Arco (TN) fino al 22 ottobre

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ORIZZONTI DI LUCE. SEGANTINI E IL PAESAGGIO DIVISIONISTA: NATURA, MEMORIA E SIMBOLO

Galleria Civica G. Segantini
Via G. Segantini, 9/17 – 38062 Arco (TN)
Lunedì chiuso;
Martedì – Domenica: 10.00 – 18.00;
tel. 0464 583653

Segantini e il paesaggio divisionista natura memoria e simbolo

L’esposizione indaga la particolare predilezione che Giovanni Segantini ebbe nei confronti della natura e del paesaggio, presentando opere che spaziano in una cronologia ampia, che prende l’avvio dalle prove condotte in Brianza per chiudersi con le ricerche simboliste.

Accanto alla figura di Segantini, la mostra presenta lavori nodali dei rispettivi protagonisti della stagione divisionista, offrendo al visitatore la possibilità di confrontare diverse e personali indagini sul tema del paesaggio, in un percorso finalizzato a restituire una fisionomia esemplare di quelle ricerche così come la temperie di una delle stagioni più significative dell’arte italiana. Ad affiancare la figura di Segantini, sono infatti i nomi e le opere dei pittori Giuseppe Pellizza da Volpedo, Angelo Morbelli, Emilio Longoni, Vittore Grubicy De Dragon, Luigi Conconi, Giovanni Sottocornola, Cesare Maggi, Carlo Fornara, Benvenuto Benvenuti, Guido Cinotti, Baldassarre Longoni, Carlo Cressini, Alberto Bonomi e Matteo Olivero.

Tre sezioni tematiche – Natura, Memoria, Simbolo – propongono uno sguardo complessivo sulle possibili declinazioni del genere del paesaggio in quegli intensi decenni di elaborazione pittorica, offrendo la possibilità di avvicinarsi ad opere note e meno note, difficilmente visibili e raffrontabili direttamente nel loro insieme. Infine, una sala è dedicata alla Collezione permanente della Galleria civica, con opere di Giovanni Segantini del periodo milanese e brianteo di proprietà della Città di Arco ed in deposito a lungo termine presso il Museo.

NATURA

Partendo dal caso esemplare di Giovanni Segantini, la sezione si focalizza sull’attrazione del dato naturale e paesaggistico inteso nella sua accezione più pura ed estetizzante, in riferimento soprattutto al contesto ambientale montano. Le celebri tele Ritorno dal bosco (1890) e Vacca bruna all’abbeveratoio (1892), condotte dal maestro arcense attraverso l’uso la tecnica divisionista e realizzate entrambe a Savognino, nel cantone dei Grigioni, in Svizzera, aprono ad un gioco di confronti con le opere di Cesare Maggi, Carlo Fornara ed Emilio Longoni. Rispetto a Segantini, la presenza di queste tele permette di evidenziare non soltanto una comunità d’intenti con artisti a lui contemporanei ma anche l’eredità lasciata da questo nei confronti di una più giovane generazione di pittori, che si pongono – talvolta con riproposizioni quasi palmari delle sue opere, soprattutto da un punto di vista tematico – nel solco della sua lezione.

SIMBOLO

In linea con le ricerche condotte al di fuori del contesto italiano, la sezione vuole offrire uno sguardo rispetto a quelle indagini ormai mature – attestabili intorno alla seconda metà degli anni Novanta – che si distanziano da quell’approccio di osservazione pura e mimetica del dato naturale tradizionalmente invalso nelle proposte figurative veriste. Per i pittori divisionisti, il paesaggio, oltre a rappresentare un momento di riflessione stimolante rispetto ai suoi valori luminosi, diventa anche il luogo privilegiato per condurre estrinsecazioni di carattere simbolico e ideale, secondo una prassi di gusto e di ricerca che ricorre nel contesto figurativo internazionale dell’epoca. La natura e l’ambiente si caricano di fascinazioni sinestetiche e letterarie, portando le ricerche di alcuni autori verso una resa ormai antinaturalistica del paesaggio. Le variazioni segantiniane sulle tematiche simboliste, attorno al ventaglio L’amore alla fonte della vita (1899) e all’Angelo della vita (1894-1896), sono affiancate dalle opere di artisti quali Giuseppe Pellizza da Volpedo, Vittore Grubicy De Dragon, Matteo Olivero, Benvenuto Benvenuti e Alberto Bonomi, che investono il paesaggio di una profonda risonanza simbolica, mostrando la capacità stessa della pittura di assolutizzarsi in quanto veicolo di un’emozione interiorizzata.

MEMORIA

La sezione trova fondamento nel pensiero e nell’impegno di Vittore Grubicy De Dragon. Nei suoi scritti, il critico, pittore e mercante mette al centro dell’esperienza figurativa la soggettività dell’artista, attribuendo alla natura il punto di partenza per un processo conoscitivo volto a restituire non tanto il vero naturale, ma piuttosto l’emozione e il sentimento provato di fronte al motivo. Il paesaggio diventa dunque luogo della memoria, in grado di risvegliare sensazioni ed emozioni anche lontane nel tempo, che solo attraverso l’estrinsecazione pittorica possono essere ridestate. Una ricerca che molto spesso spinge gli artisti a privilegiare la resa di fenomeni ambientali e luminosi transitori – albe, crepuscoli, ombre improvvise – ben evidente nelle tele di Giovanni Sottocornola, Carlo Cressini e Luigi Conconi presenti in questa sezione. Stati temporanei e mutevoli della natura che rispecchiano, per estensione, il senso misterioso e inconoscibile della vita come della stessa interiorità umana. Un contesto d’indagine che si unisce ad una profonda riflessione sulla stessa tradizione (intesa appunto anche questa come forma di memoria) della pittura Ottocentesca di paesaggio, che viene riletta dagli artisti di questa generazione alla luce di una esaltazione della valenza decorativa del segno e del colore.

Info:
https://segantiniearco.it/mostre-eventi/

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